Il Fondo nazionale per la non autosufficienza è stato istituito nel 2006 con Legge 27 dicembre 2006, n. 296 (art. 1, co. 1264), con l’intento di fornire sostegno a persone con gravissima disabilità e ad anziani non autosufficienti al fine di favorirne una dignitosa permanenza presso il proprio domicilio evitando il rischio di istituzionalizzazione, nonché per garantire, su tutto il territorio nazionale, l’attuazione dei livelli essenziali delle prestazioni assistenziali.

Tali risorse sono aggiuntive rispetto alle risorse già destinate alle prestazioni e ai servizi a favore delle persone non autosufficienti da parte delle Regioni nonché da parte delle autonomie locali e sono finalizzate alla copertura dei costi di rilevanza sociale dell’assistenza sociosanitaria.

Le risorse sono attribuite alle Regioni in funzione della popolazione anziana non autosufficiente e degli indicatori socio-economici. 

FNA per l’anno 2019

Con DPCM del 12 dicembre 2018 sono state ripartite alle Regioni le risorse finanziarie del Fondo nazionale per le Non Autosufficienze (FNA) anno 2018, che complessivamente ammontano a 447.200.000 euro e di cui sono assegnate alla Regione Lombardia risorse per 70.970.640 euro. Con la DGR 1253 del 12.02.2019, è stato quindi approvato l’atteso programma operativo lombardo del FNA 2018, a valere sul 2019, che riconferma le misure B1 a favore del sostegno al domicilio delle persone con gravissima disabilità e B2 a favore delle persone in condizione di grave disabilità e di non autosufficienza, introducendo alcuni cambiamenti rispetto a quanto definito lo scorso anno.

Le risorse

Le risorse dedicate all’implementazione delle misure sul 2019 sono pari a un ammontare complessivo di 83.570.640  euro , dati dai 70.970,640 euro derivanti dal Fondo, a cui si sommano 6.600.000 euro a carico del Fondo Regionale, come concordato in sede di Conferenza Stato Regioni, e 6.000.000 euro del Fondo Sanitario Regionale.
Per quanto riguarda la ripartizione delle risorse tra le due misure, il Programma definisce, in linea con quanto stabilito negli ultimi anni, di dedicare il 65% delle risorse nazionali (46,1 milioni) alla gravissima disabilità (Misura B1), incrementate dalle risorse proprie regionali per l’erogazione del Buono previsto dalla Misura, e di quelle a valere sul FSR dedicati invece all’erogazione dei voucher, sempre per la Misura B1.

Il restante 35% (24,8 milioni), invece, è dedicato alla misura B2 sulla grave disabilità.  Tali risorse sono dunque assegnate agli Ambiti Territoriali, per il 60% in relazione alla popolazione residente nell’Ambito con età pari o superiore a 75 anni, e per il 40% in relazione ai criteri usati per il riparto del Fondo Nazionale per le Politiche Sociali (FNPS).

La definizione delle due misure conferma i beneficiari così come già erano stati individuati lo scorso anno, mentre introduce alcune novità nell’articolazione degli interventi previsti, in particolare sulla misura B1.
La Misura B1 è infatti dedicata a garantire la permanenza a domicilio di persone di qualsiasi età, in condizione di disabilità gravissima, beneficiarie dell’indennità di accompagnamento oppure in possesso della certificazione della condizione di non autosufficienza[1], per le quali sia verificata almeno una delle nove condizioni di definizione della gravissima disabilità, e residenti in Lombardia da almeno 2 anni.
L’accesso alla Misura B2, invece, è previsto per persone a domicilio, di qualsiasi età e in possesso della certificazione della condizione di handicap grave definita ai sensi dell’art. 3, comma 3 della legge n. 104/1992 oppure beneficiarie dell’indennità di accompagnamento. Resta confermata la selettività della misura in base all’ISEE come definito dai regolamenti degli Ambiti/Comuni, con la richiamata necessità di trovare un’intesa tra gli Ambiti almeno a livello distrettuale per un’applicazione uniforme delle soglie ISEE, al fine di garantire una maggior equità nell’accesso ai diversi interventi della misura.

La misura B1

Per quanto riguarda gli interventi previsti dalla Misura B1 sono state definite alcune novità, che riguardano due delle tre tipologie di intervento di cui si compone la Misura: Buono mensile, Voucher e la sperimentazione di una misura specifica per persone in condizioni di dipendenza vitale.
La principale novità introdotta riguarda il Buono mensile che – a differenza degli anni passati in cui prevedeva un contributo unico pari a 1.000 euro – è articolato in due modalità differenziate sulla base della permanenza a domicilio della persona disabile gravissima. Prevede, inoltre, solo per alcuni destinatari, una quota specifica assegnata solo in presenza di personale di assistenza regolarmente assunto.
Nello specifico, la modularità del Buono prevede che:

se la persona disabile gravissima è a casa e non frequenta né servizi prima infanzia, né la scuola, né è in carico in maniera strutturata e continuativa a Unità d’offerta semiresidenziali sanitarie, sociosanitarie o sociali[2] , ha a disposizione un Buono del valore massimo mensile di 1.100 euro, di cui € 900 sono dedicate al caregiver familiare, e € 200 per personale assistenza regolarmente assunto.

Se la persona disabile gravissima frequenta servizi prima infanzia, la scuola oppure è inserita presso un servizio diurno (CSE, CDD, CDI) per massimo 14 ore settimanali certificate dall’erogatore del servizio, ha a disposizione un Buono del valore mensile di € 600 per il caregiver familiare.

Restano validi i voucher già esistenti dedicati a minori ed adulti finalizzati a sostenere particolari contesti familiari[3], che possono essere erogati in base alla valutazione multidimensionale, e che prevedono

€ 360 per gli adulti, per il miglioramento del benessere, ad esempio tramite l’integrazione di servizi come ADI/SAD o per il supporto alla famiglia tramite interventi di sollievo

€500 per i minori per percorsi di promozione dell’inclusione sociale, interventi di sollievo per la famiglia e per sostenere interventi di supporto socioeducativo.

Si introduce, in forma sperimentale un nuovo intervento dedicato alle persone che presentano bisogni di particolare intensità in quanto dipendenti da tecnologia assistiva, come ventilazione meccanica assistita o non invasiva continuativa (minimo 16 ore giornaliere) e/o alimentazione solo parenterale attraverso catetere venoso centrale, che prevede,  su adesione della famiglia, la possibilità di accedere ad un Buono mensile di € 500 per il caregiver familiare e un voucher mensile fino a € 1.400 per il riconoscimento fino a 20 ore/settimanali di assistenza a complemento di quanto già eventualmente assicurato dai servizi assistenza domiciliare, assicurate da enti erogatori di ADI accreditati e disponibili alla sperimentazione.  La presa in carico con questa modalità sperimentale esclude quella con le altre 2 modalità sopra declinate.
Novità che dunque, da una parte introducono una modularità nell’assegnazione delle risorse che prevede una maggiore quantità di risorse per quanti non frequentano alcun servizio e sono dunque stabilmente a domicilio e, viceversa, riduce la quota destinata invece a quanti frequentano altri servizi educativi sociali o socio sanitari, in una logica di sistematizzazione e razionalizzazione delle risorse disponibili. Dall’altra spingono in modo evidente le famiglie, in particolare quelle che non usufruiscono di altri servizi e quelle di persone con bisogni di particolare intensità, a rivolgersi a personale di assistenza che sia regolarmente contrattualizzato, vincolando parte delle risorse disponibili a questa condizione.
Non viene, invece, riproposto quest’anno il Buono da 500 euro che era dedicato alle persone con gravissima disabilità, con figli minori e con ISEE inferiore ai 50.000 euro, per l’assunzione di personale di assistenza per alleggerire il carico di cura del caregiver familiare.
Per garantire il passaggio dalla vecchia alla nuova modalità di erogazione dei Buoni è prevista per le persone prese in carico con FNA 2017 l’erogazione del Buono di € 1.000 per mese di gennaio.

La misura B2

Per quanto riguarda, invece, la Misura B2, viene riconfermato il target dei destinatari, non è prevista la priorità per le persone già in carico ma viene invece definita priorità di accesso per le persone che non sono in carico alla Misura RSA aperta ex DGR n. 7769/2018 e non beneficiano di interventi o di sostegni integrativi di carattere assistenziale erogati da Enti pubblici o privati o da Enti previdenziali (es. INPS/Home Care Premium).
Restano sostanzialmente invariate le possibilità di intervento economico:  Buono sociale mensile, anche a diversa intensità, finalizzato a compensare le prestazioni di assistenza assicurate dal caregiver familiare fino ad un importo massimo di € 800; Buono sociale mensile per un importo compreso tra € 400 e € 800 in caso di personale d’assistenza impiegato con regolare contratto;   Buono sociale mensile fino ad un massimo di € 800 per sostenere progetti di vita indipendente di persone con disabilità fisico-motoria grave o gravissima, con capacità di esprimere la propria volontà, di età compresa tra i 18 e i 64 anni, che intendono realizzare il proprio progetto senza il supporto del caregiver familiare, ma con l’ausilio di un assistente personale, autonomamente scelto e regolarmente assunto;  Voucher sociali per sostenere la vita di relazione di minori con disabilità con appositi progetti di natura educativa/socializzante.

(FNA 2018. Si riparte con B1 e B2 – 18/02/2019 – a cura di Cecilia Guidetti – Lombardia Sociale http://www.lombardiasociale.it/2019/02/18/fna-2018-si-riparte-con-b1-e-b2/)

L’accesso e il processo di presa in carico 

Il cittadino residente in uno dei 18 comuni afferenti all’ambito Casalasco può richiedere maggiori informazioni presso l’ufficio dei servizi sociali del proprio Comune di residenza. Si allega il piano attuativo relativo alla misura B2 per l’ambito casalasco: piano operativo FNA 2018 su anno 2019